Associazione Yoga Kambliswami
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Eric Baret: Come rendere sensibile e libera la struttura corporea

L'apprendimento della sensibilità consiste nel rendersi conto di quanto la sensazione è poco presente , e come il corpo viene generalmente pensato. Dare alla sensazione la libertà di esprimersi richiede di coltivare un ascolto non coinvolto, nel quale il corpo diventa un oggetto che si dispiega nella coscienza. Quando si lascia la sensazione oggetto-corpo libera da aspettative, la sensibilità del corpo si dispiega naturalmente poco a poco nel nostro ascolto senza nessuna impazienza. Si lascia che la sensazione chiamata corpo si dispieghi sempre più spesso in questo spazio. Solitamente le pri sensazioni che appaiono sono quelle di pesantezza, di densità. Questa sensazione delle tensioni superficiali passerà attraverso un certo numero di trasformazioni in cui gli strati più opachi, i più pesanti, si dissolvono progressivamente in spazi sempre più trasparenti. Tutta la sostanza corporea deve depositarsi nella percezione. Questo sprofondamento progressivo negli schemi corporei rivela già certe forme di liberazione dell'energia. Le articolazioni in cui si trovano tante resistenze, gli spazi intervertebrali, le mani, i piedi e il viso saranno i punti più sollecitati. 

L'evocazione di immagini tattili, talvolta visive, sonore, uditive o gustative permetterà, a seconda del caso di approfondire questa prima fase di esplorazione.

Il fatto di esplorare l'asana con il corpo vacante, conservare questa vacuità durante il compimento e il ritorno si integreranno progressivamente. Si presentano le 5 grandi tappe seguenti:

 

  • Entrare nella posizione, e nel momento in cui si verifica la minima sensazione di sostanza, di densità, fermare il movimento e tornare al punto di partenza: allora, la nuova contrazione si allenta. Ritrovare la vacuità evocata in precedenza e, con questa distensione chiara, impegnarsi di nuovo nel movimento. Questi sono i primi balbettii adatti a coloro che cominciano ad esplorare quest'arte: dunque, non non lasciate che si possa fissare una tensione provocata dalla presa della posizione.
  • La seconda tappa consiste nell'affrontare nuovamente l'asana, seduti nella vacuità, fino a che si incontrano nuove resistenze. Fermarsi, sentire queste resistenze intimamente, senza la minima spinta a scioglierle. Ritornare poi in modo molto cosciente e durante il ritorno, prima di raggiungere il punto di partenza, assistere in maniera tattile al cedimento delle sovrapposizioni. Di nuovo nella vacuità, non c'è quindi più niente da sciogliere e si lasciano vivere alcune scintille del movimento energetico.
  • Nella tappa successiva, sempre partendo dalla vacuità, entrare nell'asana e lasciare emergere le tensioni che si impongono. Non si deve più lasciare la posizione ma restare presenti alla tensione. Non si è tesi, ma è la tensione che appare in noi. Si deve lasciare ce la ricchezza sensoriale della tensione si dispieghi nella nostra accoglienza. Non c'è il minimo intento alla distensione. Capire che la tensione è un attività sostenuta dall'intenzione, non è un dato di fatto. Quando tutte le energie sono situate nell'ascolto senza intenzione, la tensione non è più alimentata. Naturalmente essa passerà da un dispiegamento tattile e sprofonderà nell'ascolto, nella distensione.
  • In seguito, nella vacuità globale, appare il primo impulso della tensione non ancora manifestata esteriormente. Fermare allora il movimento, lasciare ogni disponibilità a questo dispiegamento di energia, che allora cesserà ancor prima di essere concretizzato in quanto tensione. La posizione si compie senza la alcun minima difesa.

Ancor più avanti la vacuità penetra la vacuità e l'estrema coscienza della tattilità ci porta a non fermare nemmeno più il movimento. Dal momento in cui appare la spinta verso la concretizzazione, accolta senza difesa, essa si estingue spontaneamente. Da quel momento la distensione della fase precedente la posizione si concretizza nella posizione come la condensazione di energia. Durante il ritorno questa condensazione scaturisce nel canale centrale per colpire i cervelli posteriori e riassorbire tutto quel che è limite.



 

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