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Suonoterapia · campane · gong

Suono e rilassamento

Suono e vibrazione incontrano il corpo, le emozioni e l’ascolto di sé. Bagni sonori e massaggi con campane tibetane, in gruppo o individualmente.

La pratica

Suono, vibrazione e ascolto di sé.

La suonoterapia utilizza suoni e vibrazioni per entrare in relazione con il corpo e la mente. Nel Centro è proposta come un’esperienza di rilassamento, ascolto e ricerca personale, attraverso campane tibetane, gong e altri strumenti armonici.

Il testo del Centro richiama le tradizioni orientali e sciamaniche e il loro uso di strumenti musicali e canto. Nella lettura energetica, armonia e disarmonia delle vibrazioni diventano un modo di raccontare l’equilibrio della persona: una visione tradizionale, distinta dalla spiegazione medica della salute e della malattia.

Il suono è anche veicolo di emozioni. Può farci da specchio, invitandoci a riconoscere ciò che sentiamo e a osservare parti di noi alle quali, nella vita quotidiana, diamo poco spazio.

Ascoltare il suono, riconoscere le emozioni, ritrovare uno spazio per sé.
Ascolto

L’esperienza del suono

Rilassamento, presenza, ricerca personale.

Il Centro descrive il suono come un invito a ritrovare armonia. L’esperienza resta personale: non richiede un risultato prestabilito, né promette gli stessi effetti a tutti.

01

Lasciare andare le tensioni

Concedersi un tempo di quiete, raccogliere le sensazioni del corpo e creare le condizioni per un rilassamento profondo.

02

Raccogliere l’attenzione

Seguire timbri, vibrazioni e pause per tornare al momento presente e fare spazio alla chiarezza e alla concentrazione.

03

Ascoltare le emozioni

Accogliere ciò che emerge e avvicinarsi alla pratica come parte del proprio percorso di conoscenza e ascolto di sé.

Nel testo completo il Centro approfondisce la propria visione energetica e i benefici attribuiti alla pratica. Queste descrizioni tradizionali non equivalgono a risultati clinici dimostrati o garantiti e non sostituiscono cure sanitarie.

Leggi il testo completo sulla suonoterapia

Suonoterapia e campane tibetane

Il testo del Centro · Documento originale

Come leggere questo testo. Il documento seguente è riprodotto integralmente e descrive la visione olistica ed energetica della pratica. Le affermazioni su guarigione, traumi, organi, pressione, difese immunitarie e altri effetti fisiologici non vanno intese come benefici clinici dimostrati o garantiti. Queste attività non sostituiscono diagnosi, cure o assistenza sanitaria.

SUONOTERAPIA

La suonoterapia è una pratica terapeutica che utilizza le vibrazioni sonore per influenzare positivamente la salute psicofisica dell'uomo. Essa si basa sull'uso di vibrazioni sonore organizzate per entrare in relazione con il sistema corpo-mente, influenzando diversi sistemi energetici e il funzionamento del sistema nervoso. La suonoterapia ha radici antiche in culture orientali e sciamaniche, che utilizzavano strumenti musicali e canti per curare malattie e migliorare la salute mentale.

Questa disciplina si basa sul principio che ogni parte del corpo vibra ad una frequenza specifica e che in caso di malessere o stress, queste frequenze entrano in disarmonia.

Ogni Suono possiede una particolare frequenza che produce una particolare vibrazione e secondo le leggi della propagazione dei suoni, qualsiasi corpo che si trovi nello stesso campo acustico vicino ad una fonte sonora, emette per effetto simpatico o di risonanza la stessa qualità di vibrazione, sintonizzandosi sulla stessa frequenza del suono originario. Il corpo umano è un insieme di vibrazioni e onde ed un qualsiasi elemento anatomico, emozionale o energetico “malato” o mal funzionante è caratterizzato da un’alterazione di frequenza vibrazionale.

Le Vibrazioni Sonore richiamano la frequenza armoniosa originale e stimolano così il corpo che ne entra in risonanza a ritrovare autonomamente le proprie frequenze armoniose e a sintonizzarsi con esse.

Il Suono è anche veicolo di Emozioni che ci fanno da Specchio di ciò che siamo permettendoci di Ri-Conoscerci e Ri-Armonizzare le parti di noi che ci porta ad osservare, per questo l’avvicinarsi alla Suonoterapia è spesso anche parte proprio percorso di ricerca personale.

MASSAGGIO CON LE CAMPANE TIBETANE

Nella medicina orientale si dice che il corpo umano e’ formato oltre che dalla parte più densa materiale visibile ad occhio, anche da una parte più sottile composta da onde di energia e vibrazioni. Quando una persona e’ in buona salute vibra alla giusta frequenza e la sua energia scorre liberamente, viceversa in caso di malattia la vibrazione e’ distorta e l’energia presenta accumuli e blocchi.

II massaggio sonoro delle campane tibetane aiuta a ripristinare le giuste frequenze sciogliendo i blocchi e liberando l’energia, permettendo al corpo di ritrovare il suo normale stato di salute. Aiuta a ridurre lo stress attraverso il rilassamento profondo ed il rilascio di endorfine.

Durante il massaggio le campane vengono appoggiate sul corpo in vari punti energetici, che verranno stimolati dalle finissime vibrazioni Il suono delle campane mette “l’anima in vibrazione”, rilassa le tensioni, attiva il processo di auto guarigione.

Le vibrazioni sonore permeano l’organismo riportandolo ad uno stato di equilibrio, sciogliendo con naturalezza i “nodi” fisici ed emozionali, e lasciando un profondo stato di rilassamento. A tal proposito sono state fatte molte sperimentazioni scientifiche che hanno dimostrato come il massaggio sonoro abbia la capacità di provocare molti effetti positivi sia a livello mentale che psicofisico.

BENEFICI DEL MASSAGGIO CON LE CAMPANE

  • Profondo rilassamento.
  • Migliore chiarezza mentale grazie all’insorgenza di onde alfa e tetha.
  • Effetti benefici sui Chakra.
  • Ristabilire l’equilibrio emozionale.
  • Energizzare l’organismo.
  • Liberare da traumi emotivi bloccati nel subconscio
  • Sincronizzare gli emisferi cerebrali
  • Aiutare in caso di insonnia
  • Aiutare problemi di ansia e nervosismo, emicranie, affaticamento.
  • Ridurre lo stress attraverso il rilassamento profondo e rilascio di endorfine.
  • Aiutare problemi legati alla contrazione muscolare, dolori articolari o muscolari
  • Aiutare la concentrazione.
  • Stimolare il sistema immunitario.
  • Normalizzare la pressione sanguigna.
  • Stimolare la diuresi e il processo depurativo, alleviare disturbi digestivi .
  • Miglioramento dei tempi di convalescenza.
  • Aumento della sincronia cardio-respiratoria.
  • Miglioramento delle funzioni intestinali
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Il massaggio sonoro

Le campane tibetane, vicino al corpo.

01

Accoglienza e ascolto

La sessione comincia dal confronto con la persona e dalla ricerca di una posizione comoda, restando vestiti.

02

Suono e contatto

Le campane risuonano vicino al corpo e, quando previsto e concordato, vengono appoggiate in alcuni punti.

03

Vibrazioni e sensazioni

Le vibrazioni invitano all’ascolto delle tensioni fisiche ed emotive, con gradualità e rispetto della sensibilità individuale.

04

Un tempo di quiete

La conclusione lascia spazio al silenzio e alle sensazioni, prima di tornare lentamente al movimento.

Le esperienze sonore

Tre modalità, una stessa qualità di ascolto.

Ogni proposta ha un carattere specifico. Apri la voce che desideri approfondire.

  • Bagno sonoro

    Un’esperienza di gruppo immersa in paesaggi sonori costruiti con campane, gong, bordoni, percussioni leggere e momenti di silenzio.

    Il bagno sonoro si svolge generalmente in posizione sdraiata o seduta. Gli strumenti vengono suonati nello spazio e accompagnano l’ascolto senza richiedere movimenti, conoscenze musicali o una pratica precedente.

    La successione di timbri, intensità e pause rende ogni incontro diverso. L’obiettivo non è ottenere un risultato prestabilito, ma vivere con presenza l’esperienza e osservare le proprie sensazioni.

  • Massaggio con campane tibetane

    Una sessione individuale nella quale le campane vengono fatte risuonare vicino alla persona e, quando previsto e concordato, appoggiate delicatamente sul corpo.

    La persona resta vestita e si accomoda in una posizione confortevole. Il suono e la vibrazione delle campane vengono proposti con gradualità, rispettando preferenze, sensibilità e condizioni individuali.

    Nel documento del Centro, il massaggio è raccontato attraverso la visione orientale di una dimensione materiale e di una più sottile, fatta di energia e vibrazioni. Espressioni come “sciogliere i blocchi”, “ritrovare armonia” e “mettere l’anima in vibrazione” appartengono a questa lettura tradizionale dell’esperienza.

    L’invito è a osservare ciò che accade nel corpo e nelle emozioni, lasciando spazio alla quiete e al rilassamento. Queste descrizioni non dimostrano un’azione terapeutica su malattie, traumi o organi: la pratica non sostituisce diagnosi o trattamenti sanitari.

  • Gong e strumenti armonici

    Il gong crea una trama ampia e avvolgente, alla quale si uniscono campane di cristallo, monocorde, shruti box, tamburi, koshi e altri strumenti.

    Ogni strumento introduce una qualità differente: suoni continui, armonici, pulsazioni, richiami d’acqua o di vento. La composizione nasce dal dialogo tra queste voci e dallo spazio lasciato al silenzio.

    Gli strumenti utilizzati possono cambiare in base all’incontro e ai conduttori presenti. Il programma dell’evento indica sempre modalità, durata e composizione della proposta.

SuonoRisonanza e silenzio

Gli strumenti

Una trama di timbri, risonanze e pause.

Campane tibetane e gong sono le presenze principali, accanto a strumenti a corda, bordoni, percussioni e piccole campane. Ogni voce possiede timbri e vibrazioni differenti; insieme a pause e silenzi, compone il paesaggio dell’incontro.

Il documento del Centro mette al centro la risonanza: l’immagine di un corpo che entra in relazione con il suono e ritrova armonia. Qui questa idea accompagna l’ascolto delle sensazioni e delle emozioni, senza attribuire alle singole frequenze la capacità di curare una malattia.

Strumenti principaliCampane e gong
Altre sonoritàBordoni e percussioni
Elemento comuneAscolto consapevole

Per approfondire

Il bagno sonoro

Il bagno sonoro: un viaggio nell’ascolto

Paesaggi da attraversare

Un bagno sonoro è un incontro con suoni che cambiano, si sovrappongono e lasciano spazio al silenzio. Campane, gong, bordoni e piccole percussioni compongono paesaggi diversi: una risonanza prolungata, un ritmo leggero, un richiamo all’acqua o al vento. La parola “bagno” suggerisce proprio questa immersione nell’ambiente sonoro.

Non occorre conoscere la musica, interpretare ciò che si ascolta o raggiungere uno stato particolare. Ci si accomoda e si lascia che l’attenzione segua il suono, il respiro e le sensazioni del momento. Si può restare sdraiati oppure scegliere una posizione seduta più confortevole.

Il corpo e l’esperienza personale

Il suono può richiamare immagini, ricordi ed emozioni. A volte l’ascolto viene vissuto come una pausa dai pensieri; altre volte rende più evidente ciò che si sta provando. Non esiste una risposta giusta, uguale per tutti: l’invito è riconoscere la propria esperienza senza forzarla e senza doverla spiegare.

Nella sensibilità che accompagna il lavoro del Centro, l’ascolto diventa anche un’occasione di ricerca interiore. Le immagini dell’armonia e della risonanza esprimono un modo di avvicinarsi a sé stessi, non una promessa di guarigione o di effetti prestabiliti.

Dal primo suono al silenzio

L’incontro lascia spazio all’accoglienza, alla preparazione all’ascolto e alla successione degli strumenti. Intensità, vicinanza e timbro possono variare; le pause fanno parte dell’esperienza quanto i suoni. Alla fine, un tempo di silenzio accompagna il ritorno al movimento e, quando previsto, una condivisione libera delle sensazioni.

Gli strumenti e la durata dipendono dal singolo appuntamento. La loro varietà non serve a riempire ogni momento, ma a offrire differenti possibilità di ascolto. Anche tornare a un incontro può diventare un modo per accorgersi di come cambia la propria disponibilità ad ascoltare.

Ascoltare rispettando la propria sensibilità

Prima di iniziare è importante comunicare a chi conduce eventuali sensibilità ai suoni o esigenze particolari. Se qualcosa mette a disagio, si può chiedere una modifica o interrompere l’esperienza. L’intensità non è una misura della qualità dell’incontro e non occorre sopportare un suono fastidioso.

La proposta è dedicata all’ascolto e al rilassamento; non sostituisce assistenza medica o psicologica.

Le campane tibetane

Campane tibetane: suono, gesto e risonanza

Una voce che continua nel tempo

Le campane tibetane sono strumenti a forma di ciotola, comunemente realizzati in metallo. Possono essere percosse con un battente oppure fatte risuonare facendo scorrere un bastone lungo il bordo. Dopo il gesto iniziale, il suono continua e cambia lentamente, invitando a seguirne la durata fino al silenzio.

Non tutte le campane hanno la stessa voce. Dimensioni, forma, materiale e lavorazione contribuiscono al timbro; anche il battente e il modo di suonarle modificano il risultato. Ascoltarne una accanto all’altra permette di riconoscere differenze di altezza, intensità e risonanza.

Tradizione e significato

Intorno alle campane si sono sviluppati racconti che intrecciano artigianato, ritualità e contemplazione. Nella proposta del Centro questo richiamo alla tradizione accompagna un gesto semplice: fermarsi, ascoltare e lasciare che l’attenzione segua il suono.

Espressioni come “ritrovare armonia” o “mettere l’anima in vibrazione” appartengono al linguaggio simbolico dell’esperienza. Nelle letture energetiche si parla anche di chakra e di dimensione sottile: sono riferimenti tradizionali, non descrizioni di un effetto clinico dimostrato.

Nel gruppo e nell’incontro individuale

Durante un bagno sonoro le campane contribuiscono al paesaggio dell’incontro insieme agli altri strumenti. Nel massaggio sonoro, invece, l’attenzione si concentra sulla relazione tra suono, vicinanza e sensazioni della persona.

La persona resta vestita e viene accompagnata a trovare una posizione confortevole. Le campane possono essere suonate nelle vicinanze; quando la modalità lo prevede ed è stata concordata, possono essere appoggiate delicatamente sul corpo. Il contatto non è un passaggio da dare per scontato: preferenze e sensibilità personali vanno ascoltate prima e durante la sessione.

Un invito all’ascolto, non una promessa

La ricerca di quiete e la curiosità verso le proprie sensazioni sono al centro della proposta. Non è necessario percepire qualcosa di speciale e non vengono promessi risultati uguali per tutti. La vibrazione percepita non dimostra, da sola, che organi o cellule vengano “riaccordati”: il massaggio sonoro non sostituisce diagnosi o cure sanitarie.

Il gong

Il gong: una presenza sonora, uno spazio di ascolto

Un suono in trasformazione

Il gong è uno strumento metallico la cui voce si sviluppa attraverso il gesto di chi lo suona. Il tipo di battente, il punto di contatto e l’intensità del gesto aprono possibilità molto diverse: suoni appena accennati, risonanze ampie, sovrapposizioni che cambiano mentre si ascoltano.

La sua presenza non coincide soltanto con la potenza. Anche un suono delicato può rivelare molte sfumature. Nel bagno sonoro il gong può dialogare con campane, bordoni e percussioni, oppure lasciare che una singola risonanza occupi lo spazio prima della pausa successiva.

Il valore simbolico

Il materiale storico del Centro accosta il gong alla meditazione e al viaggio interiore. È il richiamo a un ascolto che, per un momento, non cerca parole o spiegazioni: si incontra il suono mentre nasce, si trasforma e si esaurisce.

Nelle interpretazioni yogiche ed energetiche, questo percorso viene raccontato attraverso immagini di prana, chakra e circolazione dell’energia. Questi termini esprimono una visione tradizionale e simbolica; non vanno confusi con la dimostrazione di modificazioni del DNA, di azioni sugli ormoni o di capacità di curare malattie.

Come si vive l’incontro

L’ascolto può avvenire sdraiati su un tappetino o seduti, secondo le proprie esigenze. Un momento iniziale permette di prendere confidenza con lo spazio e con chi conduce. La sequenza sonora si sviluppa con gradualità e lascia posto, alla conclusione, al silenzio e a un ritorno tranquillo al movimento.

Non occorre restare immobili a ogni costo né raggiungere uno stato particolare. Si può cambiare posizione o interrompere l’ascolto. La condivisione finale, se prevista, è un invito e non un obbligo: anche non trovare parole per raccontare l’esperienza è del tutto possibile.

Intensità, attenzione e rispetto

La sensibilità ai suoni varia da persona a persona. Segnalare un fastidio permette di adattare l’esperienza: un suono molto forte non è necessariamente più utile o più profondo. L’ascolto proposto dal Centro non è una prova di resistenza e non sostituisce un percorso sanitario.

Durata, strumenti e modalità sono indicati per ogni appuntamento: non tutti gli incontri seguono una sequenza identica.

Gli altri strumenti

Gli strumenti del paesaggio sonoro

Accanto a campane tibetane e gong, il repertorio descritto dal Centro comprende corde, bordoni, piccole campane e percussioni. Questa raccolta ne presenta le diverse voci: la selezione effettiva cambia da un incontro all’altro e non implica che tutti gli strumenti siano presenti in ogni appuntamento.

Shruti box

Una piccola cassa con mantice produce un suono continuo grazie ad ance messe in vibrazione dall’aria. Le note vengono selezionate aprendo apposite valvole. A differenza dell’harmonium, non ha una tastiera: sostiene soprattutto un bordone, cioè un fondo sonoro stabile che può accompagnare la voce e l’ascolto.

Harmonium

Nella versione portatile usata per accompagnare il canto, una mano aziona il mantice e l’altra suona la tastiera. L’aria mette in vibrazione le ance e permette di sostenere note e accordi. La voce dello strumento offre un appoggio al canto e alle sequenze melodiche.

Tampura o tanpura

È uno strumento a corde della tradizione musicale indiana. Le corde vengono pizzicate in una successione ripetuta che crea un bordone risonante, anziché una melodia autonoma. Il suo suono continuo accompagna la voce e rende percepibile un riferimento sonoro al quale tornare.

Monocorde

Il nome richiama l’antico strumento a una corda impiegato per studiare i rapporti tra i suoni. I monocordi contemporanei destinati all’ascolto possono avere molte corde accordate su uno stesso riferimento, con eventuali ottave e quinte. Il gesto ripetuto sulle corde crea una sonorità continua, nella quale emergono sfumature e armonici.

Campane di cristallo

Sono ciotole sonore, comunemente in quarzo, che possono essere percosse o suonate lungo il bordo con un apposito battente. La risonanza prolungata introduce una voce diversa rispetto alle campane metalliche. Materiale, dimensioni e tecnica esecutiva influiscono sul suono; non identificano una specifica capacità di agire sugli organi.

Sansula

La sansula unisce una kalimba a una membrana risonante tesa su un telaio. Le piccole lamelle metalliche vengono pizzicate con le dita; la membrana ne sostiene il suono, morbido e prolungato. Il risultato può ricordare un piccolo carillon, con note che si intrecciano delicatamente.

Koshi

È un piccolo carillon artigianale, realizzato in Francia ai piedi dei Pirenei. Un battaglio mette in vibrazione elementi metallici accordati, producendo successioni di note leggere. Il movimento dello strumento cambia l’ordine e il ritmo dei suoni, creando brevi passaggi sempre diversi.

Cimbali

I piccoli cimbali tibetani, spesso chiamati tingsha, sono una coppia di dischi metallici che vengono fatti risuonare l’uno contro l’altro. Il loro suono chiaro e persistente può segnare l’inizio o la fine di un passaggio, richiamare l’attenzione o accompagnare una pausa di ascolto.

Tamburo del mare

Chiamato anche ocean drum, contiene piccoli elementi mobili che scorrono all’interno quando viene inclinato. Il loro movimento produce un fruscio simile alle onde. Il gesto lento o più ampio permette di passare da un suono tenue a una presenza più intensa.

Bastone della pioggia

È un tubo chiuso che contiene piccoli elementi mobili e ostacoli interni. Quando viene capovolto, il contenuto scende gradualmente e produce un suono che ricorda la pioggia. La durata e la densità del fruscio dipendono dalla costruzione e dal modo di muoverlo.

Tamburo sciamanico

Con questo nome il materiale del Centro indica un tamburo a cornice impiegato per una pulsazione ripetuta. Il ritmo può evocare il battito del cuore e accompagnare l’attenzione al corpo. Il riferimento sciamanico appartiene al contesto simbolico della proposta, senza attribuire a tutte le culture una stessa pratica o promettere stati particolari.

Tamburo armonico

Nel repertorio descritto dal Centro è una percussione metallica con linguette accordate, suonate con le dita o con battenti. Le diverse note permettono piccole sequenze melodiche e ritmiche. Scale e accordature dipendono dal modello: non sono, di per sé, indicazioni di efficacia terapeutica.

Xilofono

È formato da una serie di elementi di legno accordati e percossi con battenti. Introduce note distinte e brevi disegni melodici. È citato tra gli strumenti del repertorio storico del Centro; la sua presenza, come quella degli altri strumenti, dipende dal programma dell’incontro.

La voce e il silenzio

La varietà degli strumenti non esaurisce l’esperienza. La voce, quando prevista, e soprattutto le pause mettono in relazione i diversi timbri. Il silenzio non è uno spazio da riempire: consente di ascoltare la fine di una risonanza e di accorgersi di ciò che rimane.

Informazioni pratiche

L’esperienza in breve.

MODALITÀ
Gruppo o individuale

POSIZIONE
Sdraiata o seduta

ACCESSO
Su prenotazione

Prossimi appuntamenti

Incontri e bagni sonori.

Le date, la durata e i conduttori degli incontri sono indicati nel calendario Eventi. Per una sessione individuale con le campane puoi contattare direttamente il Centro.

Prossimi incontri

Consulta il calendario aggiornato o chiedi la disponibilità per una sessione individuale.

Bagni sonoriDate e programmi nel calendario→
Sessioni individualiInformazioni su richiesta→

Tutti i dettagli e gli aggiornamenti sono raccolti nella pagina Eventi.

Il Centro

Conduzione e collaborazioni

Elisa Pennazio e gli ospiti del Centro.

Elisa integra l’ascolto e l’uso delle campane nelle attività del Centro. Alcuni incontri vengono costruiti insieme a collaboratori con esperienza musicale, meditativa e nell’impiego di gong e strumenti armonici.

Paolo Bernabè può intervenire in appuntamenti specifici secondo il programma pubblicato. In questo modo ruoli e presenze restano sempre chiari e aggiornati.

Un ringraziamento per questa pratica va a Piotr Cwojdzinski e a Renata Giuzzi.

Esperienza del CentroCollaborazioni musicaliProgramma di ogni evento

Domande frequenti

Prima del primo incontro.

Serve esperienza precedente?

No. Le indicazioni iniziali spiegano come accomodarsi e vivere l’esperienza. Non sono richieste conoscenze musicali o una pratica meditativa precedente.

Come devo vestirmi e che cosa devo portare?

Indossa abiti comodi. Per gli incontri di gruppo il Centro comunicherà se portare tappetino, coperta, cuscino o altri supporti.

Il suono è sempre molto intenso?

L’intensità cambia durante il percorso e dipende dagli strumenti. Se hai una particolare sensibilità uditiva, comunicala prima dell’incontro così da valutare insieme la modalità più adatta.

Le attività sostituiscono cure o trattamenti sanitari?

No. Sono proposte con finalità di ascolto, rilassamento e ricerca personale. Non sostituiscono diagnosi, terapie o indicazioni di professionisti sanitari. In presenza di gravidanza, dispositivi medici, patologie o dubbi specifici, chiedi consiglio al professionista che ti segue e informa il conduttore.

Come trovo il prossimo appuntamento?

Le date e i programmi aggiornati sono nella pagina Eventi. Per informazioni sulle sessioni individuali puoi scrivere o telefonare al Centro.

Lasciati attraversare dal suono.

Scopri il prossimo incontro o chiedi informazioni per una sessione individuale.

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PIOTR CWOJDZINSKI

Nato a Danzica da famiglia polacca di tradizioni artistico-musicali (padre compositore/direttore d’orchestra, madre pianista, nonno drammaturgo) ha iniziato a 7 anni lo studio del violoncello.

Ha proseguito gli studi all’Accademia di Danzica laureandomi all’accademia Chopin di Varsavia, compiendo i suoi studi di perfezionamento nella Master Class di Andrée Navarra presso l’Accademia di Musica di Vienna.

Ha fatto parte dell’Orchestra Sinfonica della Radiotelevisione di Varsavia, di N.O. di Vienna. Ha fatto parte di molte giurie in concorsi internazionali di violoncello.

Ha fatto formazione nei diversi ambiti del Mondo di Osho e con altri terapirti internazionali, di alto livello, dediti alla risveglio della coscienza.

È divulgatore di svariate tecniche di meditazione e terapie applicate alla musica.

Già primo violoncello della Fondazione Arena di Verona dove per 32 anni ha svolto la mansione di primo violoncello.

Tiene vari seminari e workshop in Italia e all’estero sia di violoncello che di musicoterapia olistica e Meditazione.

Ha praticato tutti i moduli del Tantra Life con Rada Luglio. A praticato sciamanesimo con Herbert Hsize, con Luigi Yannarone (uomo Medicina), con Martina Mamani curandera Alto Missaio della Cosmovisione Andina, con Ninoska Carbajal Kalinosowski psicoterapeuta creatrice della Pachadanza.

Ha compiuto viaggi in diverse parti del Mondo tra cui Nepal, India, Perù, Cina, Giappone, Oman, Russia e molte aree dell’Europa per apprendere direttamente dai diversi popoli , nozioni, informazioni e segreti per una buona conoscenza di sé e della Vita.

A creato il metodo Danawit e il gruppo Vivrarmonia per la diffusione all’uso del Massaggio Sonoro con strumenti ancestrali, con particolare sguardo alle necessita per le persone occidentali.

Conduce sessioni di gruppo e individuali per lo sviluppo della coscienza e la crescita personale.

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RENATA GIUZZI

Nata a Montichiari Bs, dopo aver lavorato in diversi settori aziendali, inizia un percorso di studi e ricerca personale che la guidi verso una scelta sana di vivere e una comprensione più profonda di sé. Un percorso che ha avuto inizio più di vent’anni fà. Il suo nome spirituale è Savita, figlia del Sole.

Prende il diploma quadriennale all’accademia di Yoga Ratna SIYR con la Maestra Gabriella Cella e nella stessa formazione apprende gli studi per la cristallo terapia con la docente gemmologa Mariagrazia Cella.

Si forma all’uso del Reiki con la Master Chiara Grandi, compie tutto il percorso fino a divenire Master. Sempre con Chiara Gradi si forma al Channeling.

Fondatrice della associazione Culturale SaVita e della Casa del Sole Centro discipline Olistiche, in Montichiari, nel quale collabora con una decina di terapisti esterni. Centro rimane operativo per dodici anni, chiuso nel 2020 a causa delle restrizioni indotte dalla situazione mondiale.

Apprende lo studio dei Gong con Nicola Renica, Christof Bernhard, Don Coreaux. Formazione che la apre al mondo dei suoni e delle vibrazioni. Questo sarà successivamente motivo di avvicinamento a Piotr, con il quale si forma con il percorso Vibrarmonia, abbraccia l’uso delle campane tibetane e inizia ad applicarle alle diverse discipline da lei utilizzate. Da circa dieci anni affianca Piotr nella formazione all’uso delle campane e fa parte della conduzione del gruppo Vibrarmonia. Insieme viaggiano in Nepal sulle stracce storiche delle campane Tibetane, formandosi anche con terapisti del luogo, apprendendo i metodi orientali dell’uso di questi strumenti e visitano da vicino i luoghi di produzione. Artigianati di lavoro manuale.

Pratica Costellazioni Familiari con Anando terapista del mondo di Osho. Attualmente, Renata, conduce regolarmente gruppi di costellazioni Familiari sciamaniche, con un metodo da lei messo appunto chiamato “Il prestigioso dono della restituzione”.

Si forma come terapista della Medicina della nuova era con Oscar Citro, lavaggio energetico, e regressione meditativa.

Segue una formazione biennale di Sciamanesimo con Antonino ed Emanuele. Cosa che la porterà a viaggiare in sud America, in Peru, approfondendo le sue ricerche con diversi sciamani e curandero del posto. Lavorando successivamente con Luigi Yanarone, uomo medicina Martina Mamani curandera Alto Missaio dei Cosmovisione Andina, Ninoska Carbajal Kalinosowski psicoterapeuta creatrice della Pachadanza.

Segue la formazione completa del percorso Tantralife con Rada Luglio. Si forma con il Dottor Francesco Oliviero, con il Test Kinsiologico Quantistico. Conduce gruppi di Meditazioni. Pratica sessioni individuali di comunicazione.

Pratica approfondimenti con altre attività, oltre quelle menzionate, per aver una visione più amplia delle qualità umane. Porta avanti una grande ricerca della Verità.